Articoli filtrati per data: Aprile 2025
INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: COME E QUANDO FARE LA DOMANDA
Nel caso in cui una persona inabile chieda di essere riconosciuta quale invalida civile, oppure sia già stata riconosciuta e, con il passare del tempo, le condizioni sanitarie si sono aggravate a tal punto da non poter essere in grado di svolgere autonomamente gli atti della vita quotidiana, è possibile chiedere l’accertamento dell’attuale situazione fisica e sanitaria mediante la domanda di invalidità civile o, se già sottoposta in passato a questo riconoscimento, può presentare domanda di aggravamento.
La domanda
Per essere riconosciuti invalidi civili o per chiedere l’aggravamento rispetto ad un precedente accertamento, bisogna innanzitutto presentare una domanda all’INPS (non all’ASL) e ti consigliamo di presentarla, gratuitamente, tramite la sede del Patronato ACLI più vicina a casa tua.
Per fare la domanda è necessario chiedere al proprio medico di base di redigere e trasmettere all’INPS il certificato medico telematico (documento che il medico rilascia su pagamento della parcella) e farsene dare copia da consegnare agli Operatori del Patronato ACLI.
Attenzione, l’invio del certificato all’INPS da parte del medico non è la domanda di invalidità civile: su questo alcune persone si confondono… la domanda dell’invalidità civile deve essere presentata successivamente ed entro, al massimo 90 giorni, dalla data del certificato medico, altrimenti sarà necessario chiedere un nuovo certificato (è un certificato a pagamento).
Presentata la domanda, verrai convocato presso la Commissione Medico Legale per l’accertamento dell’invalidità civile della tua ASL: la convocazione ha tempistiche diverse a seconda dell’ASL e, spesso, i tempi sono lunghi.
Dopo la visita presso l’ASL riceverai il verbale che riporta quanto accertato dalla Commissione Medica: è un documento importantissimo e, sulla base dei dati presenti, potrai capire quali sono le prestazioni alle quali hai diritto… anche per questa “lettura” non sempre facile, ti consigliamo di rivolgerti agli operatori del Patronato ACLI.
Se è stata riconosciuta la percentuale del 100% con la seguente dicitura “impossibilità a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita propri dell’età” allora ci sono le condizioni per il diritto all’indennità di accompagnamento pari a 525,17 euro senza alcun limite di reddito.
Attenzione!! L’indennità è erogata se il richiedente non è ricoverato in strutture con pagamento della retta a totale carico dello Stato (o di Ente pubblico). In questi casi, seppur riconosciuta, l’indennità viene sospesa e non pagata.
Assistenza e consulenza personalizzata
Naturalmente, per districarsi in questo “mondo” delle invalidità, le sedi del Patronato ACLI sono a tua disposizione per un’assistenza e consulenza personalizzata, al fine di poter richiedere le prestazioni alle quali hai diritto sulla base della tua situazione.
Prenota il tuo appuntamento ti aspettiamo!
Raffaele De Leo - fonte www.patronato.acli.it
Le “demenze senili” sotto la lente dei ricercatori
Le “demenze senili” sotto la lente dei ricercatori. Importante saper interpretare bene i risultati degli studi scientifici che in apparenza possono apparire contrastanti: fenomeno in aumento o in diminuzione?
OLTRE UNMILIONE GLI ANZIANI CON QUESTA PATOLOGIA, IN FORMA PIU’ O MENO GRAVE. UN PROBLEMA PER L’ASSISTENZA PUBBLICA E PER LE FAMIGLIE.
ESSENZIALE LO STILE DI VITA PER UNA VECCHIAIA SERENA E ATTIVA
Secondo alcuni dati forniti dall' ISTAT, riferiti al 2019, in Italia, si stima che le demenze senili e l’Alzheimer colpiscano circa 600mila persone tra gli over-65 che vivono in famiglia; ma comprendendo anche gli anziani che risiedono in istituzioni (Rsa e Case di riposo), la cifra supererebbe ampiamente il milione, complessivamente oltre il 7% degli anziani. La quota si attesta al 3% tra gli uomini e al 5,1% tra le donne. Tuttavia la prevalenza triplica tra le ultra ottantacinquenni (15,4%) e raggiunge il 14% tra i coetanei maschi. Si tratta di un grave problema perché il progressivo decadimento delle funzioni cognitive derivante da queste forme morbose neurodegenerative comporta un carico di assistenza particolarmente oneroso anche per i conviventi e i care givers.
Nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione generale, sia nei Paesi occidentali che in quelli in via di sviluppo, faccia ritenere queste patologie un problema sempre più rilevante in termini di sanità pubblica, gli studiosi ci dicono che gli stili di vita, l'alimentazione, l'attività fisica e la socializzazione possono svolgere un ruolo molto importante nella loro prevenzione.
Nella lotta contro la demenza, a volte è difficile dire se stiamo vincendo o perdendo la guerra. Alcuni titoli annunciano la notizia che i tassi di demenza stanno diminuendo, mentre altri avvertono che il numero di casi di demenza sta aumentando rapidamente.
In “Harvard Men's Health Watch” (n.7, febbraio 2022) sono riportati, proprio in merito a questo tema, due esempi di risultati di studi tra loro contrastanti.
Uno studio, condotto da ricercatori dell'Università di Harvard e pubblicato online il 1° Luglio 2020 dalla rivista Neurology, ha rilevato “che i tassi di incidenza della demenza sono in costante calo dagli anni '80”. Gli scienziati hanno analizzato i risultati di sette grandi studi a lungo termine che hanno seguito più di 49.000 persone di età pari o superiore a 65 anni negli Stati Uniti e in Europa. I ricercatori hanno calcolato che il tasso di nuovi casi è diminuito del 13% per decennio tra il 1988 e il 2015. Se i tassi continuassero questo calo, hanno detto, 15 milioni di persone in meno negli Stati Uniti e in Europa svilupperebbero la demenza entro il 2040 rispetto a quanto altrimenti previsto.
Perché tale declino? Potrebbe essere collegato a stili di vita più sani e a migliori
trattamenti per l'aterosclerosi dagli ultimi 40 anni. "Trattiamo il colesterolo alto e la pressione sanguigna a un'età più precoce di quella in cui eravamo abituati e incoraggiamo le persone a cambiare stile di vita sano. E tutto ciò che facciamo per ridurre l'aterosclerosi del cuore probabilmente riduce anche l'aterosclerosi nel cervello", afferma l'autrice dello studio Lori Chibnik, della Harvard T.H. Chan School of Public Health.
Un altro studio, pubblicato online il 6 gennaio 2022, da The Lancet Public Health, ha previsto invece “un drastico aumento del numero totale di persone affette da demenza in tutto il mondo”. I ricercatori hanno utilizzato le tendenze previste in alcuni fattori di rischio di demenza - età, obesità, alti livelli di zucchero nel sangue, fumo e livello di istruzione (che colpisce anche il cervello) - per stimare la futura prevalenza della demenza in 195 Paesi e territori. Hanno concluso che il numero di persone di età pari o superiore a 40 anni che vivono con la demenza sarà quasi triplicato nei prossimi tre decenni, soprattutto nei paesi africani e mediorientali. Questo perché, a livello globale, ci saranno molte più persone, in particolare persone di età superiore ai 40 anni, e un aumento di abitudini di vita malsane (meno esercizio fisico, diete più povere).
In realtà i due studi che giungono a conclusioni apparentemente contrastanti vanno a misurare parametri diversi che rendono gli stessi studi tra loro non confrontabili, se non per alcune comuni conclusioni che da un punto di vista pratico e comportamentale, per noi sono molto significative.
Lo studio pubblicato su Neurology ha studiato e rilevato che i tassi di incidenza della demenza stanno diminuendo. "Un tasso di incidenza è la quantità di nuovi casi che ci aspettiamo all'anno, per 100.000 persone nella popolazione".
Lo studio pubblicato su The Lancet Public Health non ha misurato il rischio di demenza; ha semplicemente stimato il numero totale di casi di demenza che vedremmo in un mondo con una popolazione in rapida crescita.
Ma ci sono altre due differenze importanti: lo studio su Neurology si è concentrato sugli Stati Uniti e sull'Europa, mentre lo studio su The Lancet Public Health, ha incluso il mondo intero. Inoltre, lo studio di Neurology era uno studio retrospettivo, cioè ha guardato al passato, vedendo che i tassi erano in calo, mentre lo studio su The Lancet ha guardato avanti, proiettando i casi che potrebbero verificarsi in futuro (con una popolazione totale più numerosa).
Queste considerazioni ci confermano quanto sia importante saper leggere ed interpretare con attenzione qualsiasi studio scientifico.
Un dato comunque, come si è detto, è comune e trova il pieno accordo di entrambi gli studi: invecchiare aumenta la possibilità di contrarre la demenza e il modo migliore per ridurre tale rischio è vivere uno stile di vita sano.
Una relazione della prestigiosa Commissione Lancet, pubblicata l'8 agosto 2020 su The Lancet, ha concluso che il 40% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto o ritardato con un deciso intervento su fattori di rischio che possono essere modificati:
. mantenere un buon controllo dell'ipertensione arteriosa
. curare la menomazione dell'udito
. non fumare
. prevenire l'obesità di mezza età
. prevenire e curare la depressione
. evitare l'inattività fisica
. mettere sotto controllo il diabete
. evitare l'isolamento sociale
. evitare l'eccessivo consumo di alcol
. ridurre i rischi di traumi cranici
. ridurre l'esposizione all'inquinamento atmosferico.
Se impegnarsi su tutti questi fattori di rischio sembra scoraggiante, si noti che altri studi
suggeriscono che lavorare anche solo su alcuni di questi fattori di rischio e scegliere almeno uno o due dei seguenti fattori dello stile di vita su cui concentrarsi quotidianamente, contribuirà a ridurre il rischio di demenza:
. camminare a passo svelto per 30 minuti
. imparare qualcosa di nuovo
. seguire una dieta più sana
. mirare ad almeno sette ore di sonno
. limitare il consumo di alcol
. trascorrere del tempo visitando un amico (di persona o al telefono)
. migliorare l'equilibrio (per prevenire cadute e ridurre il rischio di lesioni alla testa)
. gestire lo stress praticando una qualche forma di meditazione, come lo yoga, il tai
chi o la mindfulness (meditazione)
. smettere di fumare.
Detrazione fiscale attività sportive figli
In cosa consiste il beneficio fiscale?
Per i bambini e i ragazzi che praticano sport è possibile godere di una detrazione d’imposta sulle spese sostenute, nella misura del 19% su un importo non superiore a 210 euro per ciascun soggetto fiscalmente a carico. Lo “sconto”, quindi, può raggiungere al massimo la cifra di 40 euro, che corrisponde al 19% di 210 euro, per ogni bambino o ragazzo del nucleo familiare.
Chi ne può godere?
Per beneficiare della detrazione è necessario che il requisito dell’età compresa tra i 5 e i 18 anni ricorra almeno per una parte del periodo d’imposta. Inoltre, l’iscrizione annuale o l’abbonamento devono essere fatti presso specifiche categorie di strutture sportive individuate per legge.
In sintesi:
- società e associazioni dilettantistiche che nella propria denominazione sociale indicano la finalità sportiva e la ragione o denominazione sociale dilettantistica;
- palestre, piscine e altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, che esercitano pratica sportiva non professionale, agonistica e non agonistica, compresi gli impianti polisportivi gestiti da soggetti pubblici o privati, anche in forma di impresa, individuale o societaria, secondo le norme del codice civile.
In sede di dichiarazione dei redditi quali documenti bisogna portare?
Il contribuente deve conservare e presentare il bollettino bancario o postale, o la fattura, ricevuta o quietanza di pagamento da cui risulti:
- la ditta, con denominazione o ragione sociale e sede legale, oppure, se persona fisica, il nome, cognome, la residenza e il codice fiscale dei soggetti che hanno reso la prestazione;
- la causale del pagamento;
- l’attività sportiva esercitata;
- l’importo corrisposto per la prestazione resa;
- i dati anagrafici di chi pratica l’attività sportiva;
- il codice fiscale di chi effettua il pagamento.
Anche in presenza di pagamenti effettuati nei confronti dei Comuni che abbiano stipulato apposite convenzioni con strutture sportive, al fine di beneficiare della detrazione è necessario che la spesa sostenuta sia certificata nei modi sopra indicati.
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Per maggiori informazioni www.aclivicenza.it
RICALCOLO DELLA PENSIONE INPS CON PERIODO DI DISOCCUPAZIONE: È SOLO A DOMANDA
La Corte Costituzionale si è pronunciata nel 2017, con la sentenza n. 82, in merito alla neutralizzazione dei periodi di contribuzione figurativa derivanti dal percepimento dell’indennità di disoccupazione che si collocano temporalmente negli ultimi 5 anni antecedenti al pensionamento.
Secondo la Corte “quando il diritto alla pensione sia già sorto in conseguenza dei contributi in precedenza versati, la contribuzione successiva non può compromettere la misura della prestazione potenzialmente maturata, soprattutto quando sia più esigua per fattori indipendenti dalle scelte del lavoratore”.
L’INPS ha recepito solo ora il dispositivo della sentenza, dando la possibilità a chi si fosse trovato in tale condizione, di chiedere la riliquidazione della pensione in godimento con effetto dalla decorrenza originaria della pensione.
Il principio contenuto nella sentenza del 2017, recepito ora dall’INPS, è molto importante per coloro che sono andati in pensione di vecchiaia o di anzianità, o anticipata, dopo aver perso il lavoro ed usufruito dell’indennità di disoccupazione.
L’INPS, nel messaggio n. 883 del 23/2/2022, riconosce che “Sulla base dei principi affermati dalla Corte Costituzionale, l’interessato ha diritto al ricalcolo del proprio trattamento pensionistico, senza la valutazione della contribuzione per disoccupazione che si collochi nell’ultimo quinquennio precedente la decorrenza della pensione, ove la neutralizzazione determini un importo più favorevole”.
Attenzione! L’eventuale diritto alla riliquidazione della pensione non viene disposta d’ufficio da parte dell’INPS, ma solo a seguito di apposita domanda.
Quali sono le pensioni, che decorrono dal 1/7/1982, interessate all’eventuale riliquidazione?
Le pensioni interessate sono quelle a carico del Fondo Lavoratori dipendenti privati o a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi, liquidate o riliquidate in forma retributiva con il cumulo della contribuzione versata nella gestione dei lavoratori dipendenti privati. Le tipologie sono:
- pensioni di vecchiaia
- pensioni di anzianità e pensioni anticipate
- pensioni di reversibilità provenienti da pensione di vecchiaia o da pensione di anzianità o da trattamento di prepensionamento
Mi trovo nelle condizioni illustrate da questa news: cosa devo fare?
- Rivolgiti ad una delle nostre sedi per verificare, con l’assistenza dei nostri operatori, quale era la situazione contributiva dell’ultimo quinquennio antecedente al pensionamento Clicca qui per trovare la sede più vicina a te.
- Se rientri nella situazione descritta, il nostro operatore potrà istruire e presentare all’INPS una domanda di riliquidazione della pensione, la “ricostituzione” della tua pensione.
- La domanda avrà effetto a decorrere dalla decorrenza originaria della pensione, tuttavia la prescrizione permette il recupero degli arretrati solo per gli ultimi cinque anni dalla data di presentazione della ricostituzione.
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Raffaele De Leo - www.patronato.acli.it
Nuovi orizzonti per la Fap Acli: da protagonisti sul territorio per ridurre le disuguaglianze
Il giorno 28 aprile 2022 si è svolto a Vicenza il V Congresso provinciale della Federazione anziani e pensionati delle Acli vicentine; i convegnisti hanno approvato una mozione con gli impegni per i prossimi quattro anni di attività associativa.
Un accorato appello per la Pace, la necessità di attuare politiche efficaci per ridurre le diseguaglianze che si sono acuite in questi anni, riconoscere il ruolo degli anziani come autentica risorsa sociale ed etica, fare un patto tra generazioni a fondamento di uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente
Gli associati alla Fap Acli riuniti in occasione del V Congresso provinciale di Vicenza, udita la relazione del Segretario Provinciale sul tema la “Nuovi orizzonti per la Fap Acli: da protagonisti sul territorio per ridurre le disuguaglianze”, la approvano ed evidenziano i seguenti contenuti della stessa ed altri emersi dal dibattito:
Il Congresso esprime grande preoccupazione per l'escalation militare che sta assumendo la guerra in Ucraina, per la pervicace volontà russa di proseguire nella ingiustificata e tragica aggressione dell’Ucraina, uno stato indipendente e democratico e rivolge un accorato appello ai governanti dei Paesi occidentali Europei, degli Stati Uniti e alla Cina perché si ricerchi con instancabile e convinta determinazione e volontà una rapida soluzione diplomatica al conflitto.
La crisi geopolitica a livello internazionale sta provocando un forte incremento del costo delle materie prime, a cominciare dal gas, utilizzato anche come arma di ricatto dalla Russia contro i Paesi europei, Italia compresa, che solidarizzano anche militarmente con l'Ucraina. Questo aggrava la già pesante crisi economica conseguente alle bancarotte finanziarie del 2008 e alla pandemia da Covid-19, in cui gli anziani in particolare hanno pagato un prezzo sanitario e sociale altissimo. La pandemia sta avendo ancora notevoli ricadute economiche con la chiusura di milioni di imprese in tutto il mondo, migliaia in Italia, la cancellazione di posti di lavoro, l'aumento ovunque e soprattutto in Italia di povertà individuali e famigliari e con l'aumento di disuguaglianze economiche e sociali già esistenti. Il Congresso ha messo in evidenza come l’Italia sia attraversata da disuguaglianze di ricchezza e di reddito che si intrecciano ad altre, di accesso alla salute, a un’istruzione di qualità, a una abitazione adeguata e con altre gravi precarietà, come quelle relative alle condizioni del lavoro. Le famiglie con figli minori, le donne, i lavoratori specie se precari o con basse qualifiche e gli impiegati in mansioni e settori con un più difficile ricorso allo smart working, gli anziani soli, i disabili, gli stranieri e i senza dimora, rappresentano i target di popolazione che sono stati messi più duramente alla prova. Particolarmente allarmante è l’aumento degli inattivi, specie tra i giovani con l’elevata percentuale di “Neet”, che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione.
Il Congresso intende sottolineare che in questa fase particolarmente critica della vita del nostro Paese, gli anziani continuano comunque a rappresentare una risorsa sociale ed etica, un importante volano per lo sviluppo e la crescita dell’intera società. Gran parte della popolazione anziana svolge un ruolo sociale attivo continuando a lavorare o impegnandosi in iniziative di solidarietà intrafamiliare, prendendosi cura di nipoti e congiunti e aiutando anche economicamente i famigliari, oppure nel volontariato sociale organizzato. Nonostante ciò, il capitale sociale dell’anziano e l’anzianità in termini di risorsa per la collettività sono scarsamente riconosciuti, per cui questa pandemia, che sta accentuando molte disuguaglianze a livello sociale ed economico, rischia anche di creare nuove tensioni tra vecchie e giovani generazioni, favorendo nelle prime rischi di isolamento e deresponsabilizzazione sociale e accentuando atteggiamenti di rivalsa nei giovani.
Il Congresso prende atto che la generazione degli attuali over-65 rappresenta una fascia anagrafica particolarmente fortunata, per aver vissuto in un lungo periodo di convivenza e di pace a livello europeo e per le straordinarie opportunità di crescita economica e sociale con ampie possibilità nello studio e sul lavoro e potendo contare su un welfare sociosanitario particolarmente favorevole. E' doveroso pertanto interrogarsi, se siamo stati all’altezza anche delle responsabilità che tale condizione fortunata ci aveva caricato, nei confronti delle generazioni future. Lasciamo infatti una eredità difficile: uno sfruttamento e un depauperamento delle risorse ambientali come mai si era visto prima, povertà e disuguaglianze sociali crescenti, un welfare incapace di proteggere tutti e in modo uguale. Ma soprattutto una generazione di giovani che fanno molta fatica a vedere un futuro. Anche per questo nuove sfide attendono, in questi anni, la Fap.
Nello specifico della propria mission tra i pensionati e gli anziani, la Fap non può avere solo lo scopo di rivendicare diritti sulle pensioni, sul lavoro, sulla salute e assistenza, rivendicazioni che quando ritenute giuste e necessarie, vanno perseguite con determinazione a tutela degli associati e di tutti i pensionati e anziani, ma non esauriscono tutta la nostra mission. Non è pensabile nemmeno una Fap impegnata solo a progettare il tempo libero, i viaggi, gli incontri culturali e conviviali, attività pure molto importanti perché aiutano a rimanere attivi nel fisico e nella mente e coltivare la socializzazione
- Il Congresso ritiene che come le Acli nel 2020 hanno festeggiato il 75esimo della loro fondazione prefigurando il proprio contributo per il futuro del Paese, così anche la Fap, deve porre al centro della sua mission, il suo impegno a costruire “futuro”, non solo per i propri associati e non solo per i pensionati e gli anziani ma anche e soprattutto per le nuove generazioni; collaborare alla costruzione di un patto intergenerazionale per sbloccare le potenzialità di una generazione povera e disillusa e priva di futuro. Un patto tra tutte le componenti anagrafiche, quella giovanile, degli adulti e degli, anziani, perché anche le nuove generazioni siano co-protagoniste delle grandi transizioni che stiamo attraversando. Può essere questo anche un elemento identitario che differenzia la Fap Acli dalle altre organizzazioni di rappresentanza degli anziani e pensionati.
- Un secondo impegno per la Fap è una azione senza tentennamenti né ripensamenti per l'ambiente e per uno sviluppo sostenibile, Siamo consapevoli che le scelte necessarie sono impegnative e spesso impopolari e che andranno ad incidere su abitudini di vita e consumi consolidati delle persone. La Fap può dare un contributo fondamentale per costruire consapevolezza e consenso attorno a decisioni e scelte impegnative.
- Un terzo impegno riguarda la riforma del welfare, partecipando attivamente alla nuova stagione di confronto e di mobilitazione su questo tema in atto nel nostro Paese e aperta anche dalle Acli. È necessario ritornare a dare centralità alle politiche di welfare, per troppi anni assimilate ad una pesante zavorra, scarsamente sostenibile all’interno delle politiche e della cultura del nostro Paese.
Il Congresso impegna la Fap a operare per “una vita longeva, in buona salute e per la presa in carico e la cura degli anziani non autosufficienti e dei malati anche critici, in modo adeguato e dignitoso. È importante promuovere l'educazione ad una alimentazione salutare, al movimento e all'attività fisica, alla buona autogestione delle malattie croniche, alla corretta assunzione dei farmaci e alla socializzazione. È poi centrale il rafforzamento e il rilancio della sanità pubblica che ha mostrato tutta la sua inadeguatezza e insufficienza soprattutto in occasione della pandemia.
Va attuata una attenta vigilanza a livello regionale e locale, affinché i fondi, previsti nel Pnrr per la Missione 6 “Salute”, siano utilizzati effettivamente per garantire facilità, tempestività ed equità di accesso agli accertamenti e alle cure, negli ospedali e nelle istituende Case della Comunità e per rafforzare l'assistenza extraospedaliera, residenziale e domiciliare sociosanitaria. La nostra opzione preferenziale è che si debba fare ogni sforzo perché i malati critici e gli anziani non autosufficienti, siano curati e assistiti il più possibile al proprio domicilio con risorse sanitarie ed assistenziali e supporto alle famiglie adeguati.
Il diffondersi delle tecnologie digitali ed informatiche in tutti gli aspetti e ambiti della vita quotidiana, che hanno già cambiato molto le vite di tutti e in particolare degli anziani e le cambieranno ancora, impegna la Fap a favorire l'approccio, le conoscenze, l'addestramento e l'utilizzo delle tecnologie informatiche, in particolare da parte di chi è in una condizione di maggior fragilità, affinché queste non rappresentino nuovi condizionamenti o limitazioni, ma una nuova opportunità di miglioramento della qualità della vita.
Il Congresso della Fap, infine, prende atto con soddisfazione dei persistenti grandi risultati finora raggiunti in termini di adesione e fidelizzazione degli associati, grazie anche alla collaborazione e sinergia intrasistemiche acliste in particolare con il Patronato e il CAF Acli provinciali e auspica che si prosegua su questa strada nell'interesse prioritario degli associati alla Fap e di quanti si rivolgono con fiducia agli uffici dei Servizi delle Acli.
28 aprile 2022, Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro
Le denunce di infortunio sul lavoro acquisite dall’Inail nel primo bimestre del 2022 sono state 121.994 (+47,6% rispetto allo stesso periodo del 2021), 114 delle quali con esito mortale (+9,6%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 8.080 (+3,6%). È ciò che emerge dall’ultimo report mensile dello scorso marzo dell’Istituto.
“Se il trend fosse confermato – ha dichiarato il Presidente del Patronato Acli, Paolo Ricotti - anche nei prossimi mesi ci troveremmo davanti ad una situazione di estrema gravità e complessità, per la quale anche le politiche di prevenzione fin qui adottate evidenziano la propria inefficacia a contenere il fenomeno degli infortuni e delle tecnopatie nel nostro paese”.
Le cause sono sicuramente molteplici ed anche conseguenza della riapertura totale delle attività, a partire da quelle produttive, ma probabilmente con condizioni differenti rispetto al pre-pandemia.
“Ciò che preoccupa ancor di più – commenta il presidente delle ACLI di Vicenza aps – è che i numeri reali, come da sempre accade, sono più alti, a causa delle mancate segnalazioni. L’assenza delle denunce e segnalazioni diventa una mancata tutela dei diritti. Lo ribadiamo: la tutela della salute nell’ambito del lavoro è un diritto che va esercitato senza alcuna remora”.
I dati Inail non sono solo numeri, ma persone e famiglie coinvolte, che impongono scelte ed azioni concrete, perché ogni evento rappresenta una sconfitta per l’intera società. “Occorre strutturare in modo organico e costante il coinvolgimento di tutta la rete di soggetti possibili – aggiunge il presidente Cavedon – per la diffusione costante dei principi della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, al fine di raggiungere una maggior consapevolezza, sia tra i datori di lavoro che tra i lavoratori: la sicurezza di tutti è responsabilità di ognuno”.
La proposta del Patronato Acli è quella di creare una nuova cultura della prevenzione, che deve accompagnare le aziende in un percorso virtuoso anche con incentivi economici in particolar modo verso quelle imprese che investono in sicurezza. L’investimento nel processo di sicurezza significa anche maggiore produttività aziendale, mentre il fenomeno degli infortuni e delle malattie sul lavoro comporta un costo diretto ed indiretto per la società e di ostacolo alla crescita del Pil.
La forza di una ricorrenza può dare vita ad un’azione collettiva per far crescere una maggior consapevolezza per un cambio di passo, ecco perché il Patronato Acli coglie l’occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, in programma domani, per lanciare un‘azione diffusa di sensibilizzazione verso la cultura della cura sul lavoro.
IN PENSIONE 2022: LE POSSIBILI VIE D’USCITA
Nell’anno 2022, a seguito di riforma pensionistica, si potrà accedere a pensione con le modalità d’uscita qui sotto elencati:
Pensione Quota 100
È possibile utilizzare questa uscita pensionistica se si hanno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contribuzione. I requisiti devono essere maturati entro e non oltre il 31/12/2021 in quanto la prestazione non è stata rinnovata per i prossimi anni. Ad oggi, rimane la possibilità di potervi accedere anche successivamente, ma solo per coloro che hanno maturato o matureranno i requisiti entro il 2021, fino ad esaurimento dei fondi stanziati.
Opzione donna
Sia le donne lavoratrici del settore pubblico che del settore privato, possono accedere alla pensione con 58 anni di età anagrafica e 35 anni di contribuzione, con una finestra di attesa di 12 mesi prima di percepire il primo pagamento pensionistico. Per le lavoratrici autonome invece, l’età richiesta è di 59 anni, con una finestra di 18 mesi. Il requisito anagrafico e contributivo, attualmente, deve essere raggiunto entro il 31/12/2021.
Ape sociale
Le condizioni per accedere a questa prestazione è avere almeno 30 anni di contribuzione versata ed essere titolari di un’invalidità pari o superiore al 74%; oppure avere un parente di primo grado convivente titolare di legge 104; o essere disoccupato e avere terminato l’intera prestazione Naspi da almeno 3 mesi; o avere 36 anni di contribuzione con i lavori faticosi e usuranti. Tale possibilità di uscita è stata prorogata per coloro che matureranno i requisiti sopra esposti entro il 31/12/2022.
Pensione anticipata
Rimarrà in vigore anche per il 2022 la possibilità di andare in pensione con i 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Una volta raggiunto tale requisito contributivo, bisognerà attendere 3 mesi di finestra.
Anzianità anticipata contributiva
Coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31/12/1995 potranno accedere alla pensione se avranno raggiunto 20 anni di contribuzione, 64 anni di età anagrafica con un importo di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale.
Pensione per i lavoratori precoci
Potranno accedere alla pensione con 41 anni di contributi coloro che hanno versato almeno 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni di età anagrafica e sono titolari di un’invalidità civile pari o superiore al 74%, oppure conviventi con un parente titolare di Legge 104, o disoccupati che hanno terminato di usufruire dell’indennità Naspi da almeno 3 mesi, o che svolgono un lavoro gravoso.
Pensione lavoratori usuranti
I lavoratori che stanno svolgendo da almeno 7 anni negli ultimi 10 anni, oppure per metà della loro vita lavorativa, un lavoro definito usurante, potranno accedere alla pensione con almeno 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età anagrafica.
Fondo esuberi o contratto di solidarietà
I fondi di solidarietà sono stati introdotti dalla riforma Fornero nel 2012, forniscono degli strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa dei lavoratori dipendenti di aziende dei settori non coperti alla normativa in materia di integrazione salariale. È previsto che i fondi possano erogare un assegno straordinario al reddito che permette al lavoratore di anticipare la pensione per un minimo di 5 anni e un massimo di 7 anni.
Contratto di espansione
Il contratto di espansione è rivolto alle aziende di grandi dimensioni e in questo ambito ci saranno a breve novità. Questo contratto permette di accompagnare alla pensione i lavoratori ai quali mancano almeno 5 anni per maturare il diritto alla pensione anticipata o a quella di vecchiaia ordinaria.
Isopensione
L’isopensione è una particolare forma di anticipo pensionistico introdotta sempre dalla riforma Fornero. I lavoratori dipendenti di aziende che occupano in media più di 15 dipendenti, hanno la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro fino ad un massimo di 7 anni rispetto all’età pensionabile o al raggiungimento del requisito contributivo per la pensione anticipata.
Pensione di vecchiaia
La pensione di vecchiaia potrà essere richiesta con almeno 20 anni di contribuzione e 67 anni di età anagrafica.
Una consulenza personalizzata
Andare in pensione è una scelta da valutare attentamente, soprattutto quando ci possono essere varie opportunità. Per questo gli operatori del Patronato ACLI sono a tua disposizione per le necessarie valutazioni e per tutte le fasi del tuo eventuale pensionamento: Prenota il tuo appuntamento ti aspettiamo!
Katia Marazzina - www.patronato.acli.it
Buona Pasqua
Ci accingiamo a vivere una Santa Pasqua in un clima difficile e triste: la violenza che uomini hanno scatenato verso altri uomini ci riempie di angoscia e tristezza. Sembra che l’uso della forza sia la scelta naturale e scontata nella mente di molti individui: alla convivenza e al rispetto sono anteposti egoismi e mire di potere.
Quanto sta accadendo può farci dubitare sull’esistenza di un Dio dell’amore e della pace: come può permettere tutto questo Dio? Dov’è?
Eppure, è proprio la fiducia nella vita e la speranza che alberga in ogni cuore a testimoniare la presenza di questo amore divino. Sono gli innumerevoli segni di carità e di sostegno che vediamo attorno a noi a dirci che uno Spirito agisce nei cuori e nelle menti.
La Pasqua è la vittoria della vita sulla morte. La vittoria della speranza sul pessimismo e sulla disperazione. Questa è la grandezza del mistero pasquale: un mistero che sta alla base della nostra fede e delle nostre scelte.
Restiamo saldi nella convinzione che un mondo migliore può essere raggiunto e che ognuno di noi deve fare la sua parte.
Nell’augure a voi, alle vostre famiglie e a tutti i soci una Santa Pasqua, vi saluto con questo pensiero scritto da Dietrich Bonhoeffer, ucciso dai nazisti nel 1945.
Buona Pasqua.
Presidente provinciale ACLI di Vicenza aps
Carlo Cavedon
Ove invece si riconosce
che la potenza della morte è infranta,
ove il miracolo della risurrezione e della vita nuova
splende in mezzo al mondo di morte,
lì non si pretendono dalla vita cose eterne,
lì si prende dalla vita quanto essa dà,
non il tutto o il nulla,
bensì il bene e il male,
le cose importanti e quelle meno,
la gioia e il dolore,
lì non ci si aggrappa convulsamente alla vita
ma neppure la si getta via spensieratamente,
lì ci si contenta di una misura finita di tempo limitato
e non si attribuisce un valore eterno a realtà terrene,
lì si lascia alla morte il limitato diritto
cha ancora possiede.
E si attende l'uomo nuovo e il mondo nuovo
solo al di là della morte,
dalla potenza
che l'ha vinta.
Il Cristo risorto
porta la nuova umanità in sé,
l'ultimo glorioso sì di Dio
all'uomo nuovo.
BONUS DI 1000 EURO PER LAVORATORI FRAGILI NEL 2022: REQUISITI E CONDIZIONI
A partire da gennaio 2022 è previsto un contributo di 1.000 euro per i lavoratori fragili che si sono assentati dal lavoro nel 2021 per oltre un mese ed hanno superato il limite massimo di assenza indennizzabile per malattia.
A chi spetta
La misura, istituita dalla legge di bilancio, è rivolta ai lavoratori definiti “fragili” dalla legge, ovvero i lavoratori in possesso di una certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, che attesti una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, inclusi i lavoratori con disabilità gravi debitamente certificate. Inoltre sono considerati fragili quei lavoratori che, a causa di una patologia preesistente, sono esposti al rischio di un esito grave o infausto dell’infezione da COVID-19.
Il bonus di 1.000 euro spetta ai lavoratori fragili del settore privato che nel corso del 2021, non potendo svolgere la propria attività in regime di smart working, hanno usufruito dell’assenza equiparata a ricovero ospedaliero (come previsto dalla normativa), certificata dalle competenti autorità sanitarie.
Ulteriore requisito per poter beneficiare del bonus è di aver raggiunto il limite massimo indennizzabile per malattia.
Il contributo è a carico dell’INPS, a cui bisognerà presentare domanda oltre ad autocertificare il possesso dei requisiti.
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Fonte: Alberto Meli - Patronato acli Nazionale
Il futuro della sanità nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Le nuove frontiere della ricerca : Personalizzazione delle cure e medicina di genere”
La maggioranza degli italiani ha fiducia nei medici e nei ricercatori. A sorpresa, il sesso forte è quello femminile
Varie volte, in questi mesi di pandemia da Covid-19 abbiamo sentito o letto affermazioni come “Dopo il Covid la sanità non sarà più la stessa". Se lo augurano i pazienti, che hanno toccato con mano pregi e difetti del servizio sanitario nazionale, lo auspicano anche quanti operano nelle strutture sanitarie, in primis negli ospedali, che hanno dovuto far fronte alle ripetute ondate pandemiche e al carico di pazienti critici da curare.
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stata ridisegnata la sanità del futuro. Ma gli italiani come vorrebbero essere curati? Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), nel giugno dello scorso anno, lo ha chiesto a un campione rappresentativo di cittadini e di operatori sanitari e nei giorni scorsi è stato reso pubblico il "Rapporto sul Servizio Sanitario voluto dagli italiani", elaborato in collaborazione con Janssen Italia, del Gruppo Johnson & Johnson, (azienda farmaceutica che ha prodotto uno dei vaccini anti-Covid-19).
La ricerca evidenzia l'interesse e l'attenzione dei cittadini verso la propria salute, a partire dalla relazione con il medico, in cui 9 italiani su 10 ripongono fiducia. Oltre 9 intervistati su 10 hanno fiducia nei ricercatori scientifici e ritengono che la spesa pubblica in ambito salute rappresenti un investimento e non un costo. Risulta molto alta anche la percentuale di chi nutre fiducia nel servizio sanitario della propria regione (73,2%) e il 61% degli italiani è convinto che nei prossimi anni grazie alle lezioni apprese dalla pandemia la nostra sanità migliorerà. E che, affinchè questo avvenga, sarà indispensabile "costruire la cura intorno al paziente": il 94,3% degli intervistati auspica una maggiore personalizzazione delle cure e il 92,9% auspica che i percorsi di cura, dal domicilio, al territorio fino agli ospedali, siano organizzati sulle esigenze del paziente. Questo "Rapporto" dunque rilancia un tema, la "personalizzazione delle cure", che oltre ad essere declinato sul versante di una centralità del paziente nella gestione dei percorsi di cura e di assistenza nel territorio e negli ospedali, rappresenta anche sul piano della ricerca medica e scientifica, un obiettivo prioritario della medicina contemporanea. La ricerca di una maggiore appropriatezza in tutte le fasi del processo di cura è alla base sia della medicina di genere, basata sull’influenza del genere femminile o maschile sulla fisiologia, fisiopatologia e sulla clinica delle malattie, sia della medicina personalizzata che si fonda sulla possibilità di personalizzare le terapie e l’utilizzo dei farmaci tenendo presente oltre al sesso, la sequenza genomica dei pazienti e del loro ambiente di vita e lavoro. Negli ultimi trent’anni, grazie alle fondamentali innovazioni sviluppate nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie, della genetica e dell’informatica, sono stati fatti importanti passi avanti in questa direzione, di un approccio globale alla prevenzione, alla diagnosi, alla cura e al monitoraggio delle malattie basato sulle caratteristiche genetiche e non solo, di una persona. L’idea di fondo è che il genoma di ciascun individuo, interagendo con l’ambiente, conferisca caratteristiche uniche a patologie complesse che possono così essere diagnosticate e curate in maniera più efficiente ed efficace.
All’inizio degli anni 90, l’avvio del progetto di mappatura del genoma umano ha dato una spinta fondamentale alla medicina personalizzata. Ben presto ci si è resi conto che la conoscenza dei singoli geni da sola non basta a definire o predire l’insorgere di una malattia. Sono necessarie molte altre informazioni legate alle caratteristiche del genoma e alla sua “espressione” cioè alla relazione con l'ambiente. Queste informazioni vengono studiate nelle “scienze omiche”, discipline che hanno per oggetto uno studio molto approfondito della cellula, consentono l'analisi sempre più dettagliata dei processi biologici e consentono lo sviluppo di terapie personalizzate, cioè più efficaci e sicure.
La medicina di genere e personalizzata, è oggetto di crescente attenzione da parte di studiosi e ricercatori, in diversi ambiti medico-sanitari, tra i quali la diagnosi e cura di malattie, neurologiche, cardiovascolari, reumatologiche, infettive e soprattutto oncologiche. Tumori del sangue, dell'apparato respiratorio, gastrointestinale, urinario, genitale, delle ossa e delle parti molli, del sistema nervoso, della pelle: per tutte queste patologie è possibile proporre una medicina che offra il trattamento più indicato per il singolo paziente, tenendo conto della sua individualità, della sua storia medica e delle sue condizioni generali di salute, come pure delle caratteristiche biologiche specifiche del ‘suo’ tumore. E questo è già in parte il presente e sarà il futuro delle terapie oncologiche, avendo come obiettivo assicurare, attraverso le ricerche più avanzate di biologia molecolare, il trattamento giusto, nella modalità giusta, al paziente giusto e al momento giusto. E non di secondaria importanza è anche la possibilità di elaborare test di laboratorio che valutano vere e proprie “impronte digitali omiche”, cioè dei marcatori in grado di predire quanto un tumore sia aggressivo o quale sia la possibilità che generi metastasi.
Anche la pandemia da Covid-19 ha mostrato la necessità di studiare a fondo le diverse manifestazioni della malattia nel sesso maschile e femminile e di un approccio nuovo e diverso alla diagnosi e al trattamento delle malattie virali come quella ancora in corso. Nel mese di gennaio dello scorso anno la prestigiosa rivista Science ha pubblicato un articolo secondo il quale il rischio di decesso per Covid-19 è 1,7 volte superiore tra la popolazione maschile in ogni fascia di età a partire dai 30 anni, rispetto alle donne. Lo studio, realizzato da ricercatori della Yale University, ha approfondito le possibili ragioni di questa diversa risposta all'aggressione da parte del patogeno e ha messo in evidenza l'intreccio di fattori genetici e ormonali in grado di spiegare questo sbilanciamento. La maggiore resistenza delle donne davanti alle infezioni non è comunque una novità ed è stata già osservata anche in altri coronavirus. Durante l’epidemia della SARS, il maggior rischio di ricovero e di morte tra i pazienti di sesso maschile era in linea con quanto si sta osservando oggi e nel caso della MERS, la Sindrome respiratoria medio-orientale (una malattia infettiva provocata sempre da un Coronavirus identificato per la prima volta nel 2012), caratterizzata da un elevato tasso di mortalità, i decessi erano del 52% tra gli uomini e del 23% tra le donne. Ma non abbiamo ancora dei protocolli che ci dicano che la donna vada trattata in modo diverso rispetto ad un maschio. Anche se è probabile che nel giro di pochi mesi, studiando le differenze biochimiche e immunologiche di genere, i ricercatori saranno in grado di calibrare dosaggi e tipi di farmaci. La risposta ai vaccini è superiore nella donna rispetto all’uomo. È possibile che arriveremo a dire che le donne possano fare anche un dosaggio inferiore di vaccino.
Spesso, quando le donne assumono farmaci, hanno un rischio di avere effetti avversi quasi doppio rispetto all’uomo. Tra i motivi per cui questo accade è che spesso il dosaggio è scelto preferibilmente sulla base di test clinici condotti soprattutto sui maschi. Inoltre, oggi sappiamo che le donne hanno un profilo farmacologico diverso rispetto agli uomini sia per assorbimento, sia per distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione del farmaco. In altre parole, quello che succede al farmaco nell’organismo, dopo l’assunzione, può essere molto diverso tra uomo e donna e naturalmente influenzare sia l’entità degli effetti terapeutici sia degli effetti avversi.
Uno dei primi esempi di farmacologia di genere è lo Zolpidem, un farmaco contro l’insonnia, per il quale nel 2011, sulla base di uno studio di genere fatto appositamente, l'FDA (Agenzia per gli alimenti e i medicinali del governo statunitense) ha approvato due diversi dosaggi per gli uomini (3,5 mg) e per le donne (1,75 mg). Lo studio ha infatti evidenziato che le donne eliminano il farmaco dal sangue più lentamente ed è quindi sufficiente un dosaggio minore.
La, nostra conoscenza sulle influenze di genere sull’attività dei farmaci sta crescendo e consentirà di avere farmaci sempre più su misura, distinti per uomini e per donne e di usare meglio quelli già disponibili. Ci troviamo già ora nella cosiddetta era della medicina di genere, personalizzata e di precisione; stiamo dunque assistendo ad un incremento di attenzione da parte della ricerca e dell’opinione pubblica verso le differenze di genere e ci aspettiamo che, negli anni futuri, avremo sempre più esempi di farmaci il cui dosaggio é tarato per essere genere-specifico e personalizzato su ogni singolo individuo.