Articoli filtrati per data: Febbraio 2026
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Familiari a carico: quali sono le regole?
Le detrazioni per carichi di famiglia sono state aggiornate dalla Legge di Bilancio 2025 e dal Decreto correttivo della fine del 2025.
Chi può essere considerato familiare a carico?
L’art. 433 del Codice Civile definisce le figure che il contribuente può considerare fiscalmente a suo carico.
Possono essere considerati a carico anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero:
• il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
• i figli (compresi i figli adottivi, affidati o affiliati).
Esistono inoltre altri familiari che possono essere considerati a carico, a condizione che abbiano la stessa residenza del contribuente o ricevano da lui un assegno di mantenimento:
• il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
• i discendenti dei figli;
• i genitori (compresi quelli adottivi);
• i generi e le nuore;
• il suocero e la suocera;
• i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
• i nonni e le nonne.
Quali requisiti devono avere i familiari per essere considerati a carico?
I criteri stabiliti dall’Agenzia delle Entrate riguardano il reddito e l’età:
• Limiti di reddito: restano invariati per tutti i familiari
Un soggetto è considerato fiscalmente a carico se possiede un reddito non superiore a 2.840,51 euro annui oppure 4.000 euro per i figli fino a 24 anni.
• Limiti di età: novità per i figli
Per i figli fino a 21 anni, la detrazione è sostituita dall’Assegno Unico, riconosciuto in base al valore ISEE. I figli con più di 21 anni possono essere considerati a carico solo fino al compimento dei 30 anni.
Restano, invece, a carico i figli con un’età maggiore a 30 anni, ma con disabilità.
Qual è la detrazione per un familiare a carico?
Le detrazioni per carichi di famiglia riducono l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente o assimilati e sui redditi da pensione.
L’importo varia in base al reddito del contribuente e alla tipologia di familiare a carico.
• Coniuge
L’importo della detrazione varia da un massimo di 800 euro, per redditi inferiori a 15.000 euro a un minimo di 690 euro per i redditi da 15.000 fino a 40.000 euro. Oltre questa soglia, la detrazione diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi per i redditi superiori a 80.000 euro.
• Figli
Per ciascun figlio spetta una detrazione massima di 950 euro, che si riduce all’aumentare del reddito.
• Altri familiari
La detrazione massima riconosciuta è pari a 750 euro, che diminuisce con l’aumentare del reddito.
Come faccio per richiedere le detrazioni per familiari a carico?
La richiesta di riconoscimento della detrazione può essere fatta:
• direttamente al datore di lavoro o all’INPS e viene riconosciuta mensilmente in busta paga;
• con la dichiarazione dei redditi.
Quali spese posso recuperare nella dichiarazione dei redditi per i familiari a carico?
Nella dichiarazione dei redditi è possibile richiedere il rimborso pari al 19% di alcune spese sostenute per i familiari a carico tra cui:
• Spese sanitarie;
• Interessi del mutuo, se immobile e contratto di mutuo sono cointestati;
• Spese di istruzione;
• Spese per attività sportive;
• Spese per assicurazioni sulla vita, contro gli infortuni o per rischio di non autosufficienza.
È possibile anche dedurre alcune spese, ossia ridurre l’importo del reddito sul quale verranno poi calcolate le tasse.
Sono incluse in questa tipologia:
• Contributi previdenziali e assistenziali, ad esempio l’assicurazione INAIL delle casalinghe;
• Contributi per forme di previdenza complementare.
INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO: IMPORTI 2026 E PROSEGUE LA SPERIMENTAZIONE DELLA RIFORMA SULLA DISABILITÀ
Nel 2026, l’indennità di accompagnamento aumenta leggermente grazie alla rivalutazione annuale legata all’inflazione. L’indennità di accompagnamento passa da 542,02 € ( nel 2025) a 552,57 € al mese nel 2026.
Requisiti sanitari ed amministrativi
Per il 2026 non cambiano, invece, i requisiti sanitari ed amministrativi per ottenere la prestazione:
- Invalidità totale al 100%;
- Impossibilità di deambulare da soli oppure
- Incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua;
- Residenza stabile in Italia;
- Cittadinanza italiana o titolo equiparato (es. permesso di soggiorno 1 anno per extra UE);
- L’indennità resta indipendente dal reddito, a differenza di altre prestazioni assistenziali.
Nei casi di ricovero
Gli invalidi ricoverati gratuitamente presso istituti di degenza o per finalità riabilitative non hanno diritto all’indennità di accompagnamento. Il trattamento in day hospital non è equiparato al ricovero e pertanto non incide sull’erogazione dell’indennità. Per ricovero gratuito si intende quello la cui retta o mantenimento sono integralmente a carico di un Ente pubblico; pertanto, l’indennità di accompagnamento spetta anche nel caso in cui l’intervento della Pubblica Amministrazione copra solo parzialmente la retta di ricovero.
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La sperimentazione della Riforma della Disabilità: cosa succede nel 2026
Il 2026 è un anno cruciale per la riforma prevista dal decreto legislativo 62/2024, che introduce un nuovo modello di accertamento della disabilità.
Nell’ambito della riforma, il riconoscimento della disabilità avviene in un quadro di valutazione più ampio, poiché tiene conto non solo degli aspetti medico-legali, ma anche delle dimensioni sociali e psicologiche della persona.
Durata della sperimentazione
La sperimentazione della riforma, avviata 1° gennaio 2025, è stata prorogata fino a dicembre 2026, posticipando l’entrata in vigore nazionale al 1° gennaio 2027.
Province coinvolte dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari, Trieste.
Province aggiunte dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta.
Nel 2026 la sperimentazione prosegue e si amplia ulteriormente fino a includere 40 nuove province.
La riforma del Servizio Sanitario Nazionale
AL VIA UN LUNGO E ARTICOLATO PERCORSO DI RIFORMA DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE
Il 12 gennaio scorso il Governo ha varato le linee guida per la nuova “architettura” del Servizio Sanitario Nazionale, da definirsi entro il corrente anno 2026.
Un percorso di riforma che pone alla base i principi costituzionale in materia della tutela della salute: equità, continuità assistenziale, umanizzazione delle cure.
Una speciale attenzione sarà dedita al riordino del sistema ospedaliero per rinforzare il legame tra ospedale e territorio, con l’integrazione efficace tra medicina di base e specializzazioni, definendo contemporaneamente gli standard minimi delle prestazioni.
Rilevante, inoltre, l’impegno per la non autosufficienza per sviluppare l’assistenza domiciliare anche con il supporto delle nuove tecnologie (telemedicina).
Un progetto complessivo molto ambizioso che richiederà il contributo di tutti gli operatori e amministratori che saranno chiamati ai vari tavoli di consultazione; per dare risposta ad un crescente domanda di prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale.
Agenda
Affitti brevi: si restringe il raggio della cedolare secca
Si restringe il cerchio della Cedolare secca sugli affitti brevi. La manovra 2026, modificando infatti le regole esistenti dal 2021, ha dimezzato da quattro a due immobili il suo raggio di applicazione. Prima però di delineare la cosa un po’ più a fondo, facciamo un breve ripasso sull'argomento. La Cedolare, come ricorderete, nasce nel 2011 come imposta forfetaria e facoltativa da applicare sui redditi da locazione al posto dell’IRPEF e di tutto il corredo “a latere” fatto di addizionali, bollo e registro, imposte cioè normalmente dovute sui contratti d'affitto. Inizialmente la sua applicazione viene limitata agli affitti di lunga durata (cioè i classici 4+4 o 3+2) stipulati fra soggetti privati a scopo residenziale, quindi non aventi ragioni commerciali o strumentali.
Negli anni, però, la legislazione cambia, allargando così le sue possibilità di utilizzo ad altre tipologie di locazioni al di fuori della logica abitativa. Nel 2018, ad esempio, la Cedolare viene estesa agli affitti degli immobili commerciali classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe per intenderci), ma prima ancora, nel 2017, era stata già "sdoganata" sulle locazioni brevi, che in linea di massima coincidono con le esigenze turistiche, visto che la legge le inquadra come affitti “ad uso abitativo di durata non superiori a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa”.
Arriviamo così alla Legge di Bilancio 2021, nella quale viene disposto che a decorrere da quell'anno il regime della Cedolare sulle locazioni brevi venga applicato fino a un massimo di quattro appartamenti, presupponendo per tanto che in presenza di un numero superiore di immobili venga a configurarsi un’attività imprenditoriale in piena regola "meritevole" di tutt'altra tassazione. L'ultimo step di questo breve excursus ci porta infine alla manovra 2024, che ha disposto un rincaro di aliquota dal 21 al 26% per i locatori che dessero in affitto da due a quattro abitazioni. Per l’esattezza, se il contribuente avesse avuto soltanto un immobile locato con affitto breve, il prelievo della Cedolare sarebbe rimasto fisso al 21%. Il balzo al 26% scattava invece dal secondo immobile e fino al quarto, lasciando ovviamente al locatore la possibilità di scegliere su quale degli immobili (uno soltanto) applicare il 21% e su quali altri applicare invece il 26%.
Ed è proprio su quest’ultima norma relativa alla soglia massima di quattro immobili che è intervenuta dal 1° gennaio 2026 la nuova Legge di Bilancio, restringendo a soli due immobili il raggio di applicazione della Cedolare. Insomma si verrà considerati "imprenditori" a partire già dal terzo immobile anziché dal quinto. Se invece il proprio "parco" immobiliare dovesse restare confinato alla più benevola area (fiscalmente parlando) di soli due appartamenti locati con affitto breve, si potrà scegliere su quale dei due applicare l'aliquota del 21%, destinando all'altro l’aliquota maggiorata al 26%.
Bonus 2026: quali sono le novità?
Alla fine del 2025 è stata approvata la Manovra Finanziaria 2025, che delinea il quadro dei bonus e delle agevolazioni previste per il 2026.
Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, restano confermati per il 2026 gli stessi limiti ISEE già in vigore nel 2025 per l’accesso a:
-
Assegno di Inclusione;
-
Bonus Nuovi Nati;
-
Assegno di Maternità dei Comuni destinato alle madri disoccupate;
-
Bonus Asilo Nido.
Novità invece per l’Assegno Unico: la soglia massima ISEE è stata innalzata a 46.582,71 euro. Superato tale limite, il contributo viene riconosciuto nell’importo minimo fisso di 58,50 euro.
Sono stati inoltre prorogati anche per il 2026 il Bonus Animali Domestici e il Bonus Elettrodomestici, così come la Prestazione Universale (Bonus Anziani) e il Bonus Sociale Bollette. Si è invece concluso il 31 dicembre 2025 il bonus bollette una tantum da 200 euro destinato ai nuclei con ISEE fino a 25.000 euro.
Restano invariati i requisiti di accesso alle seguenti misure:
-
Bonus Psicologo;
-
Carta Acquisti;
-
Carta “Dedicata a te”.
Elemento fondamentale per poter richiedere queste e altre agevolazioni è il possesso di un ISEE in corso di validità: tutte le attestazioni ISEE rilasciate dall’INPS nel 2025 sono infatti scadute il 31 dicembre 2025.
Come prenotare
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-
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BONUS MAMME 2026: TUTTE LE NOVITÀ E LE OPPORTUNITÀ PER LE FAMIGLIE
La legge di Bilancio 2026 ha confermato il Bonus Mamme già previsto nel 2025, apportando alcune novità. Vediamo i requisiti e le modifiche introdotte.
NUMERO DI FIGLI
- due figli (compresi i figli adottati o in affidamento preadottivo) di cui il più piccolo di età inferiore a dieci anni,
- tre o più figli (compresi i figli adottati o in affidamento preadottivo) di cui il più piccolo di età inferiore a diciotto anni per i mesi in cui non sussiste, anche in parte, un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Ricordiamo che alle lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con 3 o più figli non spetta il bonus, in quanto anche nell’anno 2026 potranno beneficiare dell’esonero totale dei contributi previdenziali in busta paga.
ATTIVITÀ DI LAVORO
- Lavoro dipendente, pubblico o privato, anche di rapporti di lavoro intermittenti, nonché di somministrazione, con esclusione dei rapporti di lavoro domestico
- Lavoro autonomo con iscrizione a gestioni previdenziali obbligatorie autonome, comprese le casse di previdenza professionali e la Gestione separata.
Il diritto all’erogazione del Bonus mamme sussiste nei soli mesi di vigenza del rapporto di lavoro, con esclusione dei periodi di sospensione.
REQUISITO ECONOMICO
I redditi personali da lavoro, autonomo o dipendente, rilevanti ai fini del calcolo delle imposte per l’anno 2026 devono essere pari o inferiori a 40.000 euro.
MISURA
Aumento a 60 euro mensili fino ad un massimo di 720 euro per l’anno 2026. L’importo spettante sarà erogato in un’unica soluzione a dicembre 2026. Il Bonus mamme non è imponibile fiscale e contributivo e non rileva ai fini della determinazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE)
ASSISTENZA PERSONALIZZATA
Il Patronato ACLI è a tua disposizione, non esitare a contattarci per ricevere tutte le informazioni di cui hai bisogno, Trova la sede più vicina.
Lavoro Domestico, rinnovi contrattuali 2026
LAVORO DOMESTICO
RINNOVATI I CONTRATTI PER CHI LAVORA A DOMICILIO, CON ULTERIORI GARANZIE PER TUTELA E RECUPERO DELL’INFLAZIONE
L’accordo tra le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati di categoria ha portato al rinnovo contrattuale per i lavoratori domestici, con validità 2026 – 2029.
Gli aumenti delle retribuzioni vengono cadenzati secondo i tempi di validità dei contratti e in base a tabelle che tengono conto delle differenti fasce e qualifiche professionali, con particolare attenzione ai lavori che risiedono nell’abitazione dove prestano servizio.
Premesso che viene ribadita la necessità di una lettera di assunzione per definire obblighi e competenze, secondo lo schema previsto a livello nazionale, va ricordato che i lavoratori domestici hanno diritto a permessi retribuiti e congedi contrattuali.
Una commissione nazionale provvederà a monitorare l’andamento dell’inflazione al fine di adeguare le retribuzioni dei lavoratori.